Vai al contenuto
PERNOChiedi una demo
Testo

Accessibilità del sito

Un programma che si muove.

Perno migliora mentre lo usi: le novità escono di continuo e arrivano da sole. Queste sono le ultime 60.

settembre 2026

  1. v26.99.99.112

    L'utenza del commercialista: non occupa una postazione

    Un utente adesso ha un tipo: interna (chi lavora qui, come tutte quelle che ci sono) oppure consulente esterno. L'utenza esterna non occupa una postazione — non si conta né fra gli account creabili né fra le persone collegate insieme — e in cambio può fare una cosa sola: guardare, e soltanto la sua competenza: contabilità, fatture (con gli XML da scaricare), tesoreria, scadenze di pagamento e le anagrafiche delle controparti.

    Tutto il resto (4)

    Il motivo è quello che succede davvero: il commercialista non lavora qui — entra due volte al mese, guarda registri e prima nota, scarica i file e chiude — e farlo pagare come una postazione vuol dire che l'azienda non gli dà l'accesso e continua a mandargli tutto per email, cioè rifà a mano un lavoro che il programma farebbe da sé.

    Il perimetro non è una promessa dell'interfaccia. I permessi non concedono a un'utenza esterna più di «lettura», e mai fuori dalle sue aree: il controllo sta prima di quello del ruolo, quindi un consulente segnato admin per distrazione resta un consulente. E la sincronizzazione gli manda soltanto le raccolte che gli servono — magazzino, offerte, personale, chat non arrivano nemmeno sul suo computer, dove si leggerebbero con gli strumenti del browser.

    È anche la ragione per cui non c'è un tetto al numero di utenze esterne: una che non può scrivere niente, da nessuna parte, non è un modo di avere un dipendente in più senza pagarlo.

    Si crea in Impostazioni → Utenti: aprendo la scheda si scegli il tipo, e scegliendo «consulente esterno» i permessi diventano da sé quelli della sua competenza. Nell'elenco l'utenza esterna porta la sua pastiglia, perché «chi ha accesso a questo Perno» è una domanda che si fa guardando la lista.

  2. v26.99.99.111

    Le richieste dal sito dicono da quale annuncio arrivano

    Se il sito allega alla richiesta la pagina da cui è partita e la provenienza della visita (i parametri utm di una campagna, il clic di un annuncio, o il sito da cui si arriva), l'opportunità li porta in fondo alle note: «Pagina: /gestionale/noleggio», «Provenienza: utm_source=google · utm_campaign=…». Si vede da quale annuncio è nata ogni trattativa.

    Tutto il resto (1)

    Sono campi che scrive il sito, non la persona: entrano solo le voci conosciute, e quello che è malformato si ignora senza far fallire la richiesta — chi ha compilato il modulo non deve sentirsi dire «non è partita» per un parametro di campagna strano.

  3. v26.99.99.110

    Le richieste dal sito entrano nel CRM

    Chi ha un sito con un modulo «Chiedi una demo» può farlo scrivere direttamente in Perno: chi lo compila diventa un contatto e nasce un'opportunità nella prima tappa della trattativa, con origine «Sito …» e con interessi e messaggio nelle note. Chi ha il CRM aperto la vede comparire, e a chi amministra (o a chi è stato scelto per riceverle) arriva l'avviso.

    Tutto il resto (4)

    Nasce spenta, e si accende da Impostazioni → CRM → Richieste dal sito: lì si scrivono i siti ammessi, a chi assegnare le opportunità, e si legge l'indirizzo da copiare nel sito. Da spenta la porta non esiste.

    È una porta aperta a chi non ha un account, quindi è stretta: risponde solo ai siti dichiarati, accetta cinque richieste l'ora da uno stesso indirizzo di rete (e quaranta al giorno in tutto), vuole nome, azienda e almeno un recapito, rifiuta i campi troppo lunghi e non restituisce nessun dato — nemmeno «ti conosciamo già».

    Chi scrive con l'email o il telefono di un'anagrafica che c'è già non diventa un doppione: l'opportunità va sulla sua scheda. Mai per ragione sociale — quella la può scrivere chiunque. La stessa richiesta mandata due volte ne lascia una sola.

    Se il CRM è spento la richiesta arriva per email a chi amministra. Se non c'è nemmeno la posta di sistema il sito riceve un errore e invita a telefonare: meglio di un «ricevuto» a una richiesta che nessuno leggerebbe.

  4. v26.99.99.109

    Il portale del dipendente: Area personale

    Chi lavora qui ha una sua videata — Personale → Area personale — fatta per il telefono: timbra con un pulsante grosso, vede il suo mese (ore fatte, attese, straordinari, giorni da guardare), il residuo di ferie e permessi, le sue richieste con l'esito, i prossimi turni e le sue scadenze — visita medica, corsi, patentini. E da lì chiede ferie o un permesso.

    Tutto il resto (4)

    Le cose c'erano già tutte, sparse in tre videate fatte per chi gestisce il personale: si timbrava da «Timbratura», il residuo si cercava in «Ferie e permessi», e il cartellino del mese il dipendente non lo vedeva affatto — sta in un'area che non gli si può dare.

    I conti non si rifanno: le ore le conta lo stesso motore del cartellino dell'ufficio del personale, con le tolleranze e gli arrotondamenti dell'orario, e il saldo delle ferie è quello di «Ferie e permessi». Due conti sullo stesso mese vorrebbero dire due verità, e quella sbagliata sarebbe quella che legge il dipendente.

    I dati non arrivano dalla sincronizzazione: le raccolte del personale non si spediscono a chi non ha l'area Personale — il telefono di un magazziniere non deve ricevere i fascicoli dei colleghi — e c'è una porta che risponde con i dati di una persona sola, quella che sta chiedendo. Il legame è il fascicolo collegato all'account, non un numero nell'indirizzo.

    Restano fuori, per adesso: le note spese dall'app (con la foto dello scontrino), la richiesta di cambio turno, le buste paga (si consegnano già dal fascicolo e arrivano in Documenti → condivisi con me) e la rendicontazione delle ore sulle commesse.

  5. v26.99.99.108

    Noleggio: il contratto si apre a linguette

    Il contratto di noleggio ha quattro linguette, come una fattura: Documento (beni, periodi, prezzi, totali), Consegne e ritiri, Cassa (cauzione, acconto, come si fattura) e Note. Ognuna dice quanto ha dentro, e quella delle consegne si colora quando c'è qualcosa che aspetta un foglio.

    Tutto il resto (1)

    Il pulsante «Gestione» apriva una finestra sopra il documento con le stesse cose: roba di tutti i giorni in un posto che bisognava sapere, e il documento coperto mentre la si compilava. Adesso si passa da una linguetta all'altra restando nello stesso foglio; il pulsante è diventato «Consegne» e porta lì.

  6. v26.99.99.107

    Le fatture di acquisto dicono quando sono arrivate

    Nell'elenco delle fatture passive c'è la colonna Ricevuta: quando la fattura è arrivata. È ordinabile — «che cosa è arrivato questo mese» è una domanda da elenco — e quando il mese di arrivo è diverso da quello del documento si colora, perché è il caso che costa: il diritto a detrarre l'IVA nasce quando la fattura è ricevuta, non quando il fornitore l'ha emessa, e una fattura del 29 dicembre consegnata il 3 gennaio si detrae nell'anno nuovo.

    Tutto il resto (1)

    Sulle fatture che arrivano dallo SdI la data la dice il canale: l'ora in cui il webhook l'ha consegnata, o la data in cui è arrivata al provider. Su quelle che dallo SdI non passano — fornitori esteri, ricevute, note di credito cartacee — si scrive a mano nella scheda, dove c'è il campo «Ricevuta il».

  7. v26.99.99.106

    Noleggio: il trasporto al chilometro, e il forfait che non si perdeva più

    Il trasporto di un contratto di noleggio si fa a corpo (una cifra sola, come prima) oppure al chilometro: distanza × tratte × prezzo al km. In città si vende a corpo; su una provincia no — quaranta chilometri di andata sono un'altra cosa da quattro, e a forfait il trasporto lo si regala a chi è lontano o lo si fa pagare troppo a chi è vicino.

    Tutto il resto (3)

    Le tratte si contano, e partono da quattro: portare la roba è andata e ritorno (il camion torna vuoto) e a fine noleggio si rifà il giro per riprenderla. Chi consegna e non ritira mette due, chi carica solo l'andata mette una. Sul foglio si legge il conto per esteso — «38 km × 4 tratte × 0,90 €/km» — perché una cifra sola su un conto al chilometro è una telefonata.

    La distanza si ricorda: la prima volta i chilometri li scrive qualcuno, e con un clic restano attaccati a quel luogo di consegna; dalla seconda arrivano da sé. «Via Roma 15 - Siena», «via roma 15, siena» e «VIA ROMA 15 – SIENA» sono lo stesso cantiere — e senza questo si finisce con due distanze diverse per lo stesso viaggio.

    Il prezzo al km dell'azienda si scrive una volta (Noleggio → Parametri), insieme all'elenco delle distanze misurate; sul singolo contratto si può scrivere altro, e da quel momento quel prezzo è del documento — come una tariffa concordata su una riga.

  8. v26.99.99.105

    Firma: il documento si legge, e si può anche dire di no

    Il documento da firmare arriva al cliente come pagina web, non più come PDF dentro una finestrella: testo che va a capo da sé, tabelle che su schermo stretto diventano righe, e una scorsa sola dall'inizio alla firma. Chi firma apre il collegamento col telefono, e un PDF lì si apre col visore del sistema o non si apre: un documento che non si legge si firma senza leggerlo, che è il contrario di quello che serve a una firma.

    Tutto il resto (4)

    Prima della firma c'è una dichiarazione esplicita: «Accetto le condizioni» oppure «Non accetto». Erano due cose dette con un gesto solo — battere un codice prova che è lui, non che ci sta — e adesso l'accettazione ha la sua ora, si legge sull'attestazione e sulla copia firmata.

    Chi non accetta scrive perché, e quel no diventa un fatto: arriva per email a chi ha mandato il documento con le motivazioni dentro, si legge in Perno sul documento stesso, e l'offerta passa a rifiutata invece di restare aperta nel cruscotto per tre settimane. Fin qui il cliente che non ci stava chiudeva la pagina, e di quel silenzio non restava niente.

    La copia archiviata e mandata per email è la stessa pagina con in fondo chi ha firmato, quando, che ha accettato le condizioni e l'impronta del documento. Il file congelato non si tocca: è quello la cui impronta è stata sottoscritta.

    Sono in formato web l'offerta commerciale e l'offerta o il contratto di noleggio — i documenti con le condizioni dentro. I fogli di consegna e i contratti già impaginati in Word restano il file che sono: là il PDF è il documento, non una resa di un altro.

  9. v26.99.99.104

    Noleggio: il prezzo del rotto anche sul foglio che firma il cliente

    L'offerta e il contratto di noleggio stampati hanno una colonna in più quando c'è attrezzatura: Se non torna, il prezzo per pezzo di quello che non rientra o rientra rotto. Sotto la tabella una riga dice che si paga al posto del canone di quel pezzo, non in aggiunta.

    Tutto il resto (1)

    È la cifra su cui si discute al rientro: scritta prima è una condizione, scoperta dopo è una sorpresa. Sui contratti di soli mezzi la colonna non compare — torna quello che è partito.

  10. v26.99.99.103

    Noleggio: il prezzo del rotto si vede sull'offerta

    Nelle righe di un'offerta o di un contratto di attrezzatura c'è la colonna Rotto/manc.: quanto costa un pezzo che non torna, o torna rotto. Era scritta solo in anagrafica, e chi faceva l'offerta non la vedeva — ma è la cifra su cui si discute al rientro, quando di duecento sedie ne tornano centonovantatré.

    Tutto il resto (2)

    Si può cambiare sulla riga: al cliente che noleggia mille bicchieri il prezzo di rottura si concorda, e da lì in poi il verbale di riconsegna conta gli ammanchi a quello — non a quello del listino di tre anni fa. Quando è diverso da quello dell'anagrafica si vede, perché è una cosa concordata.

    La colonna compare solo dove il rotto esiste: su un contratto di mezzi torna quello che è partito, e una colonna di trattini toglierebbe spazio alle date.

  11. v26.99.99.102

    Noleggio: le disponibilità alternative

    Nel Noleggio, quando il bene chiesto è già impegnato nel periodo, sull'offerta si accende il pulsante Disponibilità alternative: mostra che cosa proporre al cliente, con il prezzo di quel periodo e la differenza rispetto a adesso, e si sostituisce con un clic tenendo date e quantità.

    Tutto il resto (2)

    Le alternative si scrivono in anagrafica del bene, nella nuova linguetta: è una decisione del parco, non del singolo preventivo — chi conosce le macchine sa che il 3 tonnellate fa quasi tutto quello che fa il 5, e chi scrive l'offerta alle sei di sera magari no.

    Compare solo quello che copre il periodo intero. Una mezza disponibilità non è un'alternativa: sposta il problema di una settimana, e fa promettere una macchina che al carico non c'è.

  12. v26.99.99.101

    La licenza dice quante aziende

    Il modulo Multi-azienda si vende: quante società tiene l'installazione lo dice la licenza, e si decide quando la licenza si emette — come le postazioni. Ogni azienda in più è un archivio in più nello stesso database, e non è un numero che si alza da sé.

    Tutto il resto (2)

    La prima società è compresa in qualunque licenza: è l'azienda di sempre, quella di chi il modulo non l'ha comprato. In Impostazioni → Licenza il numero si legge accanto alle postazioni e allo spazio, e compare solo quando c'è qualcosa da dire.

    Una licenza demo non ha tetto: un modulo che si vede solo aprendo una seconda società, con una società sola non si vedrebbe.

  13. v26.99.99.100

    Multi-azienda: il commutatore e il registro delle società

    Il modulo Multi-azienda adesso si vede. In alto, accanto all'anno di lavoro, c'è il commutatore: il nome della società in cui si sta, con la sua pastiglia colorata, e l'elenco di quelle in cui si può entrare. Si cambia con un clic — Perno si riapre nell'altra azienda, con i suoi dati, la sua carta intestata e le sue numerazioni.

    Tutto il resto (4)

    Il colore non è un vezzo: è l'unica cosa che si vede con la coda dell'occhio. Chi lavora su due società nello stesso pomeriggio si accorge prima di scrivere, non dopo, di essere nel posto sbagliato.

    In Impostazioni → Aziende (solo per gli amministratori, e solo con il modulo acceso) c'è il registro: le società, la partita IVA di ognuna, chi ci entra. Se ne crea una nuova con nome e partita IVA, e Perno le prepara l'archivio intero — tutte le tabelle, come un Perno appena installato, vuoto e pronto. Quante se ne possono aprire lo dice la licenza.

    Gli accessi si danno persona per persona: gli amministratori entrano ovunque, gli altri solo dove sono stati messi. Chi non è abilitato a nessuna società non entra in una a caso — si ferma, con scritto che cosa gli manca. È il caso che non si poteva sbagliare: cadere sulla prima vorrebbe dire mostrare una contabilità a chi non deve vederla.

    Con una azienda sola non cambia niente: il commutatore non compare e la voce in Impostazioni nemmeno.

  14. v26.99.99.99

    Multi-azienda: ogni società con le sue impostazioni

    Perno teneva i dati fiscali, le credenziali dello SdI, i numeratori, il logo e la carta intestata in una copia sola, valida per tutti: era nato per una azienda. Da adesso quelle cose sono una per società — 39 configurazioni, oltre trecento punti del programma — e ogni richiesta lavora su quella dell'azienda in cui si sta.

    Tutto il resto (4)

    Il posto in cui si decide l'azienda è uno solo, all'ingresso: da lì in poi la seguono sia le tabelle sia le impostazioni. Non sono due decisioni da tenere allineate a mano — se si scollassero, si lavorerebbe sui dati di una società con la carta intestata di un'altra.

    Anche i client dei servizi esterni seguono l'azienda. Il collegamento allo SdI e quello dei corrispettivi tengono le credenziali dentro di sé, e chi le applica per ultimo le lascerebbe applicate per tutti: è il caso in cui la fattura della seconda società parte con l'account della prima, e te ne accorgi dallo scarto settimane dopo. Si riapplicano quando l'azienda cambia.

    E c'è un guardiano: ogni impostazione tenuta in memoria deve essere dichiarata come «dell'azienda» o «dell'installazione» (la licenza, il disco dei file, i servizi tecnici restano dell'installazione). Chi ne aggiunge una senza decidere trova il test rosso — invece di trovare, mesi dopo, una fattura sbagliata. Il guardiano ha già preso una svista mentre veniva scritto.

    Per chi ha una azienda sola non cambia niente: la sua resta quella di sempre.

  15. v26.99.99.98

    Multi-azienda: le fondamenta

    Comincia il modulo Multi-azienda: più società nello stesso Perno, ognuna con la sua contabilità. Due partite IVA non sono due filtri — sono due cassetti fiscali, due numerazioni, due carte intestate — e per questo ogni azienda avrà le sue tabelle in un archivio suo dello stesso database. Lavorando su una, quelle dell'altra non esistono proprio: non c'è nessun filtro da ricordarsi di scrivere, e quindi nessuno da dimenticare.

    Tutto il resto (3)

    Questa versione mette le fondamenta e non cambia niente per chi ha una azienda sola: la sua resta dov'è. Ci sono il registro delle aziende, chi può entrare in quali, la creazione di un archivio nuovo (con tutte le migrazioni, come un Perno intero) e l'aggiornamento che d'ora in poi allinea tutte le aziende e non solo la prima.

    Gli utenti restano comuni: un login solo, una password sola, e si sceglie in quali aziende ognuno entra. Gli amministratori entrano ovunque — sono loro a creare le società.

    Restano da fare: la configurazione separata per azienda (dati fiscali, credenziali SdI, logo, numeratori), il commutatore in alto e il cruscotto che le mette in fila.

  16. v26.99.99.97

    Due correzioni: la linguetta del bene e il pulsante dell'AI in prima nota

    La linguetta Generali della scheda di un bene a noleggio chiedeva un'icona che non esiste, e restava senza: adesso ha la sua.

    Tutto il resto (1)

    E il percorso per arrivare alla scrittura libera — quella con dare e avere, dove sta «Che conti uso» — è quello nuovo: «+ Registrazione», poi «Scrittura libera» in fondo alla domanda.

  17. v26.99.99.96

    Le confezioni si scrivono anche al contrario

    «1 cartone = 12 pezzi» è il verso naturale quando la confezione è più grande dell'unità di misura. Ma metà delle volte è il contrario — si carica a kg e si conta a sacchi, si tiene il rotolo e si vende a metri, si compra a bancali e si scrive in pezzi — e in quel verso il coefficiente diventa 0,008333: un numero che nessuno scrive senza sbagliarlo, e che riletto non dice più niente.

    Tutto il resto (2)

    Adesso ogni confezione ha una freccia che gira il verso: «1 cartone = 12 pz» oppure «120 pz = 1 bancale». Il numero si scrive come lo si direbbe, e sotto la riga il programma mostra sempre il conto che ne esce — «1 bancale vale 0,008333 kg» — che è l'unico modo per accorgersi di averlo scritto al rovescio.

    Sotto non cambia niente: il coefficiente che il resto del programma usa per convertire resta quello di sempre, e le confezioni scritte prima continuano a valere esattamente come prima.

  18. v26.99.99.95

    Le promozioni a tempo: sul contratto e sul listino

    «Il primo anno al 50%», «i primi tre mesi gratis», «−200 € al mese fino a dicembre». Fin qui si poteva fare in un modo solo: scontare le righe a mano e ricordarsi di togliere lo sconto dopo dodici mesi. Nessuno se ne ricorda, e lo sconto resta per tutta la vita del contratto.

    Tutto il resto (3)

    Sul contratto c'è adesso la promozione di lancio: che sconto, e per quanto — per i primi N mesi (contati dalla decorrenza, non da oggi) oppure fino a una data. I canoni di quel periodo escono già scontati, con il prezzo pieno accanto — che è quello che ricorda al cliente quanto costerà dopo — e la riga della fattura dice fino a quando dura. Finita la promozione il canone torna intero da solo: non c'è niente da ricordarsi, che è l'unico modo perché una cosa a scadenza funzioni.

    Lo sconto si compone con quello che la riga aveva già (riga al −10% più promozione al −50% fa −55%, non −50%), lo sconto in euro si spartisce fra le righe e non può sfondare il canone, e nell'elenco «da fatturare» l'importo è quello scontato. Una promozione senza fine non viene applicata, e la scheda lo dice: senza fine non è una promozione, è il prezzo.

    Sui listini di vendita la stessa idea per le campagne: un listino si può segnare come promozione a tempo e allora vince su quello che il cliente ha di suo finché è valido — «ai Rivenditori, da ottobre a dicembre, il 30% su tutto». Quando scade, ognuno torna al proprio listino senza che nessuno debba rimetterglielo: il suo non è mai stato toccato. Nell'elenco dei listini si vede quali sono promozioni e fino a quando.

  19. v26.99.99.94

    La prima nota comincia con una domanda, e dice che cosa manca

    «+ Registrazione» non apre più un foglio di dare e avere. Apre la domanda: che cos'è successo? — ho versato i contanti in banca, ho pagato l'F24, ho incassato al banco, ho pagato la rata del finanziamento. Si scrivono gli importi, le righe le mette il programma e si vedono prima di salvare. Per chi non ha studiato partita doppia, quel foglio vuoto era un muro; i modelli che lo risolvevano c'erano dalla 26.99.61, ma stavano dietro un secondo pulsante che non apriva nessuno. Chi sa quello che fa trova la scrittura libera a un clic, in fondo.

    Tutto il resto (2)

    Due modelli nuovi, fra quelli che si sbagliano più spesso: l'incasso del giorno al banco (si scrive quanto è entrato in contanti e con le carte, l'IVA si scorpora da sé — serve a chi batte gli scontrini su un misuratore fiscale senza il modulo Cassa) e la rata di un finanziamento, che divide quota capitale e interessi. Registrare tutta la rata a costo gonfia i costi e lascia il debito verso la banca fermo per anni: è l'errore più comune di una contabilità tenuta in casa. Nasce il conto 40.65 Mutui e finanziamenti.

    Una scheda «Da fare». I pezzi per sapere di non aver finito c'erano tutti, sparsi in quattro videate. Adesso stanno in fila, con il numero e il pulsante che porta dove si risolvono: fatture da registrare, fatture d'acquisto senza protocollo (che quindi non detraggono), incassi e insoluti, chiusure di cassa, reverse charge senza integrazione, liquidazioni IVA scadute e non versate, versamenti da registrare, registrazioni che non quadrano. La linguetta porta il numero, e quando non manca niente lo dice.

  20. v26.99.99.93

    Il mastrino di un cliente, l'estratto conto da mandare, il pagamento nello scadenzario

    Il mastrino di UN cliente. Su «Clienti» e «Fornitori» finivano tutti insieme: il mastrino del conto era la somma di trecento clienti e alla domanda vera — «questo cliente quanto ci deve, e com'è andata?» — non rispondeva. Adesso, aprendo uno di quei conti, si sceglie il nome e si vede solo il suo, col progressivo che riparte da lui; guardandoli tutti, una colonna dice di chi è ogni riga. Funziona anche sulle registrazioni vecchie, che il nome ce l'hanno solo nella descrizione.

    Tutto il resto (2)

    L'estratto conto da mandare al cliente. Dall'elenco per cliente delle Scadenze, un pulsante stampa la lettera: i suoi documenti aperti con data, numero, scadenza, quanto ha già pagato e quanto resta, il totale e quanto di quello è scaduto — intestata a lui, con il suo indirizzo. È quella che chiede chi dice «non ci troviamo», ed è quella che si allega al sollecito.

    Il tipo di pagamento nello scadenzario. Nelle Scadenze della Contabilità c'è la colonna «Pagamento», e in tutti e due gli scadenzari si può filtrare per modalità: è la prima cosa che si guarda facendo una distinta («quali vanno in Ri.Ba.?») e l'ultima quando si telefona a chi doveva fare un bonifico. L'elenco mostra solo le modalità che ci sono davvero.

  21. v26.99.99.92

    Ogni banca con il suo conto, il suo numero e la sua filiale

    Tutte le banche scaricavano sullo stesso conto «25.10 Banca c/c»: con due conti correnti il mastrino era la somma di due estratti conto e non tornava con nessuno dei due. Adesso ogni conto bancario può avere il suo conto in contabilità — si sceglie fra quelli che ci sono, oppure si fa creare al momento dall'anagrafica della banca, col codice libero successivo e il nome già scritto per bene: «25.11 Banca MPS c/c 000298».

    Tutto il resto (2)

    Da lì in poi incassi, pagamenti e insoluti di quel conto finiscono lì, e il mastrino di ogni banca torna con il suo estratto conto. Chi ha una banca sola non deve fare niente: senza conto dichiarato si continua su quello in comune, come prima.

    Nell'anagrafica della banca ci sono due campi nuovi: il numero di conto corrente, che si ricava dall'IBAN (in Italia sono le ultime dodici cifre) e si può correggere, e la filiale con l'indirizzo — «Filiale n. 2, Via Roma 15, 58100 Grosseto» — che sull'IBAN non c'è e serve sui bonifici e sui mandati.

  22. v26.99.99.91

    Registrare una fattura senza sapere il piano dei conti

    Chi tiene la contabilità in una piccola azienda quasi mai è un contabile: sa benissimo che cos'è una bolletta della luce, e non ha nessun motivo di sapere che la luce sta sul 60.30. Da oggi il conto non si cerca più in un elenco di codici.

    Tutto il resto (5)

    Il programma se lo ricorda. Aprendo la registrazione di una fattura passiva, il conto è già scritto: è quello usato le altre volte per quel fornitore, e la videata dice perché — «l'hai usato 11 volte per Enel Energia, l'ultima il 12/08». Un motivo si controlla in un secondo; un codice no. Se il fornitore è nuovo, la proposta la danno le parole della fattura («fornitura energia elettrica» è una utenza, «tagliando e pneumatici» sono spese auto). Quando non si capisce, non si inventa niente.

    I conti si cercano a parole. Nel campo del conto si può scrivere «gasolio», «polizza», «commercialista»: trova il conto giusto anche se quella parola sul conto non c'è scritta. Chi il codice lo sa continua a battere 60.45 come prima.

    Le scelte rapide. Sopra le voci di costo ci sono i sei conti che quella azienda usa davvero, dai più usati, col nome in italiano: un clic e la fattura è registrata. Un'officina si ritrova carburanti e ricambi, uno studio consulenze e canoni.

    E la scelta si porta dietro l'IVA indetraibile che le compete — sull'auto il 60%, sulla telefonia il 50%, sulla rappresentanza tutta — che era l'altra cosa da sapere a memoria, e che sbagliata si paga.

    Nascono due conti che mancavano e che si usano ogni mese: 60.22 Pubblicità e promozione e 60.85 Assicurazioni (prima le polizze finivano fra i costi diversi, e a fine anno non si sapeva quanto si paga di assicurazioni).

  23. v26.99.99.90

    La scheda del bene a noleggio, a linguette

    Nel Noleggio la scheda di un bene era un rotolo di undici blocchi: adesso è a linguette come quella di un prodotto — Generali, Il parco, Tariffe, Provenienza, Manutenzione, Costi e resa, Foto e documenti — con l'identità del bene sempre visibile sopra e un numero su ogni linguetta che dice quanto ha dentro.

    Tutto il resto (1)

    La porta «Oggi» del menù del noleggio si chiama adesso «Da fare».

  24. v26.99.99.89

    La pagina della firma torna a funzionare

    Chi riceveva un documento da firmare premeva «Mandami il codice» e non succedeva niente: nella console del browser compariva «missing ) after argument list». Un apostrofo scritto con una barra rovesciata dentro il testo del programma arrivava al browser nudo, e chiudeva a metà la riga: lo script della pagina non partiva, e con lui nessuno dei due pulsanti.

    Tutto il resto (1)

    È il guasto peggiore che potesse capitare lì: quella pagina non la apre nessuno di noi — la apre il cliente, una volta sola, spesso dal telefono — e quando non funziona non protesta nessuno. Corretto, e adesso un test esegue davvero le rotte pubbliche e compila lo script: se un giorno tornasse a rompersi, si romperebbe qui invece che in mano a un cliente.

  25. v26.99.99.88

    La liquidazione IVA dice quello che si deve davvero

    Quattro casi in cui l'imposta scritta sul documento non è quella da versare, e fin qui la liquidazione non li vedeva. Ognuno è denaro vero.

    Tutto il resto (8)

    Reverse charge. L'integrazione finiva solo fra le vendite: si versava un'imposta che non si era mai incassata da nessuno. Adesso la fattura integrata porta la stessa imposta anche nel registro acquisti — a debito di qua, a credito di là, somma zero, che è il punto del reverse charge — e l'integrazione emessa il mese dopo si trova lo stesso. Chi ha fatture in reverse charge senza integrazione lo legge in testa al registro: finché manca, quell'imposta non sta da nessuna parte.

    IVA indetraibile. Il 60% dell'auto e il 50% del telefono si detraevano lo stesso: un credito verso l'Erario che nessuno avrebbe rimborsato. Ora la quota che non si detrae resta fuori dalla liquidazione (ed è costo, come già faceva la prima nota — e adesso il conto lo fa un pezzo solo, così le due parti non possono più discordare).

    Scissione dei pagamenti. L'IVA delle fatture alla Pubblica Amministrazione la versa l'ente: sta sul registro, come deve, ma non si versa una seconda volta.

    Corrispettivi. Nuovo registro dei corrispettivi: le chiusure di cassa entrano in liquidazione con la loro IVA, una riga per giornata. Un negozio che batte scontrini tutto il mese liquidava l'imposta delle due fatture che aveva fatto — era il buco più grosso di questa videata. Compare da sé quando c'è una chiusura di cassa.

    Ogni riga del registro dice tutte e due le cose: l'imposta del documento e quella che entra in liquidazione, con il motivo scritto accanto (scissione, integrata, quota indetraibile). Il registro resta stampabile come si deve, e il conto del periodo è giusto senza che nessuno dei due menta.

    E dopo il conto, il versamento: si segna con data, importo e codice tributo (6001-6012, 6031-6034, e l'acconto 6013/6035 — il numero che si sbaglia più spesso), resta scritto quello che è stato pagato e quanto manca, e il versamento entra fra i documenti da registrare in prima nota come tutti gli altri. Chi versa tardi ha il posto per sanzione e interessi del ravvedimento, che vanno su un conto loro.

    L'acconto del 27 dicembre si calcola da solo col metodo storico (l'88% di quello che si doveva l'anno prima per lo stesso periodo) e si scala dal conguaglio di fine anno.

    Nel pacchetto per il commercialista ci sono anche il registro dei corrispettivi, la colonna «IVA in liquidazione» e i versamenti fatti.

  26. v26.99.99.87

    I listini si guardano in colonna

    L'anagrafica dei listini di vendita era una colonna di schedine a sinistra, con il listino aperto accanto: andava bene per tre listini e smetteva di andare bene al dodicesimo. Adesso è un elenco a colonne come tutti gli altri, ordinabile: nome, descrizione, regola generale, quante regole per gruppi, le categorie di clienti a cui si applica, quanti clienti tiene, quanti prezzi ha scritti, da quando a quando vale e se è in vigore.

    Tutto il resto (2)

    Sono le cose che di un listino si confrontano — quale tiene più clienti, quale ha trecento prezzi scritti a mano, quale è scaduto senza che nessuno se ne accorgesse — e confrontare vuol dire mettere in colonna e ordinare.

    Il listino scelto si apre a tutta larghezza, che è anche il posto in cui ci stanno i suoi prezzi, e si torna all'elenco col pulsante di sempre.

  27. v26.99.99.86

    La firma sposta il documento

    Il cliente firmava, e il documento restava dov'era: l'offerta firmata continuava a risultare «inviata», il contratto firmato «bozza», il foglio mandato a firmare «da stampare». Lo stato lo doveva spostare qualcuno a mano, dopo — ed è il modo in cui un'offerta accettata resta aperta nel cruscotto per tre settimane.

    Tutto il resto (3)

    Adesso la firma sposta il documento, nel momento in cui arriva e senza che nessuno debba avere il programma aperto: l'offerta diventa accettata, il contratto di noleggio confermato, il contratto firmato dal cliente nasce attivo invece che in bozza, il DDT o verbale mandato a firmare passa a «stampato» — è partito davvero.

    Una firma non riapre niente: se il documento è già avanti, o è stato chiuso o rifiutato, resta dov'è. E la videata aperta si allinea da sé, così il primo salvataggio non riporta indietro lo stato con dei dati di ieri.

    Due cose restano di chi lavora, di proposito. L'offerta di noleggio non diventa contratto da sola: accettarla vuol dire numerare, impegnare i beni e passare dal controllo del fido — il punto in cui si può ancora dire di no, e l'unico. La consegna non si registra da sola: registrarla scrive sulle righe del contratto che cosa è uscito e in che condizioni, e quei numeri da una firma a distanza non si sanno.

  28. v26.99.99.85

    Gli agenti: la rete di vendita e le provvigioni che si contano da sole

    Chi vende tramite agenti ha tre domande, e sono sempre le stesse: quanto ha venduto ognuno, quanto gli spetta, e quanto gli è già stato pagato. Farle tornare a mano vuol dire un foglio di calcolo tenuto in parallelo al gestionale — che al terzo mese non torna più, e l'agente se ne accorge prima dell'azienda.

    Tutto il resto (4)

    Adesso c'è una porta sua, in Commerciale › Agenti: nome, zona, la percentuale, e le eccezioni — una percentuale diversa per una categoria di articoli o per un articolo preciso, con la stessa regola dei listini (vince la prima che corrisponde, e una categoria copre anche i suoi livelli sotto). Un articolo si può anche escludere del tutto: i sottocosto e la merce di terzi non hanno il margine per pagarci sopra una provvigione.

    La decisione che decide tutto è quando matura: alla fattura (l'affare è concluso) o all'incasso (i soldi sono arrivati). Non è un dettaglio contabile, è chi si prende il rischio del mancato pagamento — e si sceglie per agente, perché nella stessa azienda convivono contratti diversi. Chi matura sull'incasso matura pro quota: metà fattura incassata, metà provvigione, anche quando si incassa in tre rate a cavallo di due mesi.

    L'agente si mette sul cliente, una volta sola. Da lì si fotografa sulla fattura quando la si emette: se il cliente domani passa a un altro, le provvigioni di ieri restano di chi le ha fatte. Le note di credito restituiscono la provvigione, o una merce tornata indietro si pagherebbe due volte.

    Il conto di un periodo si apre e si legge: riepilogo per agente, poi documento per documento con quanto è maturato e perché. L'estratto conto di un agente chiude il giro — maturate, già fatturate da lui (le sue fatture d'acquisto, collegate al suo nome nella registrazione) e quindi quanto resta da liquidare. Nessun riepilogo congelato: si ricalcola dai documenti ogni volta, così non può smettere di tornare con le fatture da cui è nato.

  29. v26.99.99.84

    Il fido: la deroga al posto dell'aumento, e l'esposizione dove si decide

    Quando il fido blocca un ordine, fin qui c'era una via sola per farlo passare: alzare il fido. Ed è il modo peggiore — il limite resta alzato per sempre, nessuno ricorda più perché, e il controllo che doveva proteggere l'azienda si scioglie una deroga alla volta senza che ne resti traccia.

    Tutto il resto (3)

    Adesso c'è la deroga: chi è responsabile della contabilità fa passare quel documento scrivendo perché, e il fido resta quello che era. Resta scritta sul documento — aprendolo fra sei mesi si legge chi l'ha fatto passare, quando, con quale motivo, e com'era l'esposizione quel giorno. A chi non ha il permesso non si mostra un pulsante che non funziona: gli si dice che serve un responsabile.

    Nella scheda del cliente, accanto al fido, c'è l'esposizione di oggi: quanto è fatturato e non incassato, quanto è già scaduto, quanto è impegnato in ordini e DDT non ancora fatturati, quanti pagamenti sono tornati indietro. Si decideva un limite senza vedere il numero contro cui lo si stava decidendo.

    E il fido che cambia lascia una riga di storia: quando, chi, da quanto a quanto. Un limite che cresce di duemila euro ogni volta che un ordine si blocca si vede solo mettendo in fila i cambiamenti.

  30. v26.99.99.83

    Integrazioni e autofatture: il documento che mancava

    Ci sono acquisti su cui l'IVA la mette chi compra: il reverse charge interno (rottami, subappalto edile, telefonia, elettronica) e tutto quello che arriva dall'estero. Il programma faceva metà del lavoro — la scrittura contabile c'era, il documento no. E il documento è un obbligo: dal 2022 l'integrazione si trasmette allo SdI, ed è quello che ha sostituito l'esterometro. Non mandarlo non si vede, perché in casa i conti tornano lo stesso: si vede quando arriva la sanzione.

    Tutto il resto (3)

    Adesso una fattura ricevuta che va integrata lo dice, e con un pulsante nasce il documento: TD16 (reverse charge interno), TD17 (servizi dall'estero), TD18 (beni intracomunitari), TD19 (beni esteri già in Italia). Il tipo lo propone il programma guardando la fattura — la natura N6, il paese del fornitore — ma la differenza fra un TD18 e un TD19 sta in dove si trovava la merce, e quella la sa chi ha comprato: la proposta si conferma o si cambia.

    Nel file che va allo SdI il cedente è il fornitore e il cessionario siamo noi, e il documento torna a noi. Scriverlo come una fattura normale vorrebbe dire mandare a un fornitore estero una fattura che non gli abbiamo fatto, e dichiarare un'IVA a debito su una vendita che non c'è stata.

    Un'integrazione non è una vendita: non apre nessuna partita da incassare (da un fornitore non si incassa niente, e il primo ad accorgersene sarebbe stato il sollecito mandato a lui) e non si registra in prima nota, perché quell'IVA sta già nella scrittura della fattura che integra. Ha una serie di numerazione sua, che non fa buchi in quella delle vendite.

  31. v26.99.99.82

    Il documento firmato porta addosso la firma

    Un documento firmato col codice usa e getta adesso porta in calce a ogni pagina chi l'ha firmato e quando: «Firmato elettronicamente da Mario Rossi il 17/09/2026». Prima la firma produceva un foglio a parte e il documento restava identico — il contratto girava per l'azienda senza che si capisse che era firmato, e la domanda si risolveva aprendo un secondo file che intanto qualcuno aveva staccato dal primo.

    Tutto il resto (4)

    L'attestazione non è più un documento a sé: è l'ultima pagina del documento firmato, con le stesse voci di prima — impronta, firmatario, quando è arrivata la conferma, da quale indirizzo IP.

    Il nome di chi firma è obbligatorio, e lo dice la pagina: comparirà sul documento. Una firma senza nome è una firma di nessuno — l'indirizzo email dice la casella, e su una casella aziendale (ordini@, amministrazione@) non dice nemmeno quella.

    L'originale non si tocca: è quello la cui impronta è stata sottoscritta, e resta in archivio. Il timbro cambia i byte, quindi il file timbrato ha un'altra impronta — e sull'ultima pagina c'è scritto, perché chi verifica il file sbagliato concluderebbe il contrario di quello che è successo.

    Se timbrare non riesce (l'archivio non risponde, il file non è un PDF) la firma resta valida e si torna al foglio separato: non si fa rifirmare nessuno per un PDF.

  32. v26.99.99.81

    Quello che il fornitore fattura contro quello che è arrivato

    Una fattura d'acquisto adesso si collega alle bolle e agli ordini di quel fornitore, come le fatture emesse citano i DDT da sempre. Il filo esisteva in una direzione sola: quelle ricevute non citavano niente, e nessuno poteva dire se il fornitore stesse fatturando quello che aveva consegnato.

    Tutto il resto (3)

    Collegata la bolla, la fattura si confronta riga per riga: la fattura dice quaranta pezzi, in bolla ne sono arrivati trentotto, e quella differenza sono soldi pagati per niente. Si vedono le tre cose che si rimediano in tre modi diversi — la quantità che non corrisponde, il prezzo che non è quello concordato, e le righe che stanno da una parte sola (fatturate e non arrivate, arrivate e non fatturate).

    Il confronto guarda il prezzo netto: il fornitore che scrive 6 e sconta il 10% fa 5,40, ed è quello che va confrontato. L'abbinamento è per codice articolo quando c'è, per descrizione quando non c'è — sulle fatture d'acquisto capita spesso, perché il fornitore scrive come gli pare.

    Quali bolle aspettano ancora una fattura non si segna su un campo: si guarda chi le cita. Un contrassegno va tenuto allineato, e quando qualcuno cancella la fattura resta lì a dire una bugia — così invece la bolla torna da sola nell'elenco di quello che manca.

  33. v26.99.99.80

    L'IVA che non si detrae, e il documento del fornitore che non si perde

    Ogni voce di costo può dire quanta IVA non si detrae: il 60% sull'auto, il 50% sulla telefonia, tutta sulla rappresentanza. Quella parte non è un credito verso l'Erario — è costo, e finisce sul conto della sua voce. Registrarla tutta a credito gonfiava un credito che nessuno rimborsa e teneva basso un costo che c'era stato davvero: due errori nello stesso numero, che saltano fuori in liquidazione. Il pannello dice quanta è, mentre si registra.

    Tutto il resto (2)

    Il file XML e gli allegati del fornitore — il PDF di cortesia, che è quello che uno apre per controllare — finiscono nell'archivio, legati alla fattura. Prima gli allegati si buttavano via all'import e l'XML stava addosso al documento: una fattura viaggia nella sincronizzazione, e mezzo megabyte per fattura su mille fatture l'anno è mezzo gigabyte che gira per niente. Se l'archivio non risponde, l'XML resta addosso come prima: meglio un po' di peso che perdere il file.

    L'esportazione degli XML per periodo va a prenderli dove stanno, archivio compreso.

  34. v26.99.99.79

    Registrare una fattura d'acquisto: il conto, le voci di costo, la prima nota

    Il conto di costo adesso è obbligatorio, e si sceglie dal piano dei conti con la lente. Prima era facoltativo con un ripiego silenzioso: chi non lo metteva non se ne accorgeva e il costo finiva in «Acquisti» insieme a tutto il resto — un bilancio in cui ogni costo è lo stesso costo. E si scriveva a mano: quel testo finiva tale e quale nella scrittura, dove il conto è un codice, e nasceva un conto che nel piano non esiste.

    Tutto il resto (4)

    Una fattura può avere più voci di costo: la bolletta con carburante, pedaggi e lavaggio sono tre costi, e sono quelli che si vogliono vedere in bilancio. Si aggiungono con «+ Voce», la riga nuova nasce già con quello che manca, e la somma deve fare l'imponibile — se non torna, la registrazione non si salva.

    Registrando, la prima nota si apre: la scrittura è già compilata — conti, IVA, fornitore — e si controlla lì, non in un'altra videata domani. Da quel momento è di chi l'ha salvata: l'automatismo non la riscrive più. È la stessa videata della Contabilità, non una copia.

    La data di ricezione: quando il documento è arrivato in casa, che non è la data della fattura — una di agosto può entrare a settembre, e la detrazione IVA segue la ricezione. Si compila da sola all'import e si può correggere.

    Il modo di pagamento lo dice il fornitore, e adesso lo si legge: nell'XML è un codice (MP05 bonifico, MP12 RIBA, MP19 SEPA) che finora si buttava via — la fattura entrava senza modalità e bisognava aprire il PDF per saperlo. Se una delle modalità configurate ha quel codice, la fattura entra già con quella. Le rate restano quelle scritte dal fornitore, con le sue date e i suoi importi.

  35. v26.99.99.78

    Il formulario rifiuti si stampa sul modulo ministeriale

    L'app Ambiente passa alla 1.8: il formulario esce sul Modulo-FIR-2024-01-M ver. 1.0 del RENTRI, con i suoi diciassette riquadri numerati, invece che sulla carta intestata dell'azienda.

    Tutto il resto (1)

    È l'eccezione alla regola che tutte le app usano la carta dei documenti di Perno, e vale la pena dirla: un modulo di legge ha una forma sua. Fuori dal programma quel foglio lo legge un'altra azienda, e più spesso un carabiniere — che cerca il riquadro 4, non un riquadro che avevamo chiamato «Trasportatore» e messo dove ci stava comodo.

  36. v26.99.99.77

    Gli XML di un trimestre in un archivio solo, e le differite non si spengono più

    Esporta XML: un archivio zip con dentro i file XML delle fatture di un periodo, divisi fra emesse e ricevute. È quello che il commercialista chiede ogni trimestre, e finora si scaricavano uno per uno.

    Tutto il resto (2)

    Di una fattura emessa l'XML si rifà da qui: è lo stesso file che va allo SdI. Di una ricevuta no — il documento è il file che è arrivato, e quello si può solo conservare. Da oggi si conserva; per quelle entrate prima, dentro l'archivio c'è l'elenco di che cosa manca invece di un silenzio.

    Corretto: nelle fatture differite, il pulsante «Mese da fatturare» spegneva la videata con un errore. Passava una data come oggetto dove ci voleva un giorno scritto, il periodo non si ricavava e restava vuoto — ed era l'unico modo di rompere le differite. Adesso una data vale nei due modi in cui gira per il programma, e un periodo che non si ricava torna al mese corrente invece di lasciare la videata senza niente.

  37. v26.99.99.76

    Dalle statistiche si torna indietro, e una consegna si spunta tutta insieme

    Dalle statistiche si torna alla videata di partenza premendo di nuovo il pulsante da cui si è entrati. Le statistiche prendono il posto della vista, barra compresa: il pulsante «Statistiche» spariva, e chi lo cercava lì non trovava più niente — la via d'uscita era una scritta in fondo alla riga del titolo. Adesso quel pulsante c'è, acceso, e premuto riporta indietro. Vale in tutte le viste che hanno le statistiche, perché sta nel pezzo condiviso.

    Tutto il resto (1)

    Nel Noleggio, sui fogli di consegna e di ritiro, la spunta in testa alla colonna vale per tutte le righe: una consegna con venti attrezzi si spuntava riga per riga, mentre il caso normale è che parta tutto. Se qualcuna è già spuntata il segno lo dice (—), e premendo si completa; se sono tutte, si tolgono.

  38. v26.99.99.75

    L'app Ambiente si comporta come il resto del programma

    L'app Ambiente passa alla 1.7: margini, documenti, campi ed elenchi sono quelli di tutte le altre viste. Un'app dentro Perno non è un'isola — chi ci lavora passa dal Magazzino all'Ambiente venti volte al giorno, e ogni cosa che qui si comportava in modo suo era una cosa da reimparare.

    Tutto il resto (1)

    Nel resto del programma i campi che scelgono da un elenco sono campi di ricerca con la lente — si scrive due lettere, si filtra, e la lente apre l'elenco intero. Da adesso è la regola, non una scelta di ogni videata.

  39. v26.99.99.74

    Nel portale si vede chi ha risposto, e se qualcuno ha letto

    Nei fili col cliente della Comunicazione compare DA RISPONDERE quando l'ultimo messaggio è del cliente, e RISPOSTO quando è partita una nostra risposta — col nome di chi l'ha scritta. È la stessa domanda della casella condivisa: se ne è occupato qualcuno? Senza la risposta si finisce in due sulla stessa richiesta, e dall'altra parte si legge come disorganizzazione. Da rispondere non è «non letto»: si può aver letto e non aver ancora risposto, ed è proprio il caso che si perdeva.

    Tutto il resto (4)

    L'anteprima del filo dice quale collega ha risposto, invece di «Tu» o niente.

    Dalla parte del cliente, sotto l'ultimo messaggio che ha mandato, c'è che fine ha fatto: Arrivato, Letto quando una postazione ha aperto il filo, Risposto quando la risposta c'è. Il dato lo avevamo già — è l'ultimo accesso alla conversazione che ogni postazione segna per conto suo — e mancava solo dirlo; «avete ricevuto?» è la telefonata che si risparmia.

    Nei ticket del portale la risposta porta il nome di chi ha risposto invece di un generico «Supporto»: nei Messaggi succedeva già, ed era la stessa conversazione con due regole diverse.

    Corretto: sulle proprie bolle il cliente leggeva sempre «Tu» anche quando a scrivere era stato un collega del suo ufficio. Il nome c'era, non veniva letto.

  40. v26.99.99.73

    Nelle conversazioni si vedono anche le risposte che abbiamo mandato

    In una conversazione mancava sempre la stessa cosa: la risposta. L'elenco carica una cartella per volta e quello che parte finisce nella «Posta inviata», così un cliente che scriveva tre volte sembrava uno a cui non aveva mai risposto nessuno. Adesso il filo comprende anche i messaggi mandati, con la freccia dell'invio e «a destinatario» al posto del mittente.

    Tutto il resto (4)

    Dove serve di più è la casella condivisa: lì la risposta l'ha scritta un collega, e l'unico modo di sapere se il cliente era già stato servito era chiederlo a voce — con due che rispondono alla stessa email. Sull'elenco adesso c'è il segno RISPOSTO quando l'ultimo messaggio del filo è partito da noi, senza bisogno di aprire niente.

    Nella «Posta inviata» vale il contrario: la conversazione si porta dietro i messaggi ricevuti a cui si stava rispondendo.

    Il conto dei messaggi di una conversazione comprende le risposte, ma l'elenco resta quello della cartella aperta: una risposta a un'email archiviata non la fa ricomparire nella posta in arrivo.

    Sotto: mettendo insieme due cartelle il numero di un messaggio smette di identificarlo — vale dentro la sua cartella, e l'uid 42 della posta in arrivo non è l'uid 42 della inviata. Aprire, eliminare, archiviare e spuntare adesso guardano la cartella del messaggio; prima, in un elenco di due cartelle, sarebbero cadute sull'omonimo.

  41. v26.99.99.72

    Perno si mette sulla schermata Home, e il manifest torna il suo

    Nel menù dell'utente c'è «Aggiungi alla schermata Home»: Perno si apre a schermo pieno, senza la barra dell'indirizzo, con la sua icona in mezzo alle altre app. Su Android lo fa il pulsante — il browser avvisa quando l'installazione è possibile davvero, e da quel momento basta un tocco; su iPhone quel pulsante non esiste e non si può fabbricare, e allora si dicono i due passi (CondividiAggiungi alla schermata Home). La voce compare solo dove serve, e a chi ci sta già dentro non compare affatto.

    Tutto il resto (2)

    Il manifest della radice era quello sbagliato. Da quando l'app della tessera può stare su un dominio suo, la sua rotta copriva anche /manifest.webmanifest del gestionale — e in Express vince la rotta registrata per prima. Chi installava Perno si ritrovava sulla schermata Home il nome, il colore e l'icona della tessera di un negozio, per giunta puntata su /tessera. Adesso alla radice risponde il gestionale, e la tessera solo sul dominio del negozio.

    Il meccanismo dell'installazione sta in un file solo (src/installapp.js), usato dal gestionale e dall'app della tessera: sono due pacchetti separati e non possono spartirsi l'interfaccia, ma questo pezzo non dipende da nulla e ci sta in tutti e due.

  42. v26.99.99.71

    L'app della tessera si mette sulla Home con un pulsante

    Nell'app del cliente c'è il pulsante «Aggiungi alla schermata Home». Su Android il browser avvisa quando l'app è installabile davvero, e da quel momento lo si fa con un tocco invece che dal menù a tre puntini — che nessuno apre. Su iPhone quel pulsante non esiste e non si può fabbricare: lì si spiegano i due passi (CondividiAggiungi alla schermata Home), perché un pulsante che non fa niente è peggio di un'istruzione. Il riquadro sparisce appena è fatto, e a chi l'ha già installata non compare.

    Tutto il resto (2)

    Le linguette di tutto il programma adesso dicono qual è quella scelta anche a chi non vede il colore: il segno era la sola sottolineatura blu, e uno screen reader leggeva tre pulsanti identici.

    L'app Ambiente passa alla 1.6: i comandi salgono nella testata, e sul telefono diventano la lente, i filtri col contatore e il pulsante flottante.

  43. v26.99.99.70

    L'app della tessera adesso si comporta da app

    L'app del cliente era una pagina lunga: si scorreva, e le linguette per buoni e offerte scorrevano via con lei. Adesso ha il guscio fermo di un'app — l'insegna del negozio in cima, le linguette in fondo sotto il pollice, e in mezzo la sola parte che scorre. Al banco si tiene il telefono con una mano sola, e la seconda ha il portafoglio.

    Tutto il resto (3)

    La tessera si tocca e riempie lo schermo, bianca: è il gesto per cui l'app esiste. Far leggere un codice grande due centimetri con la coda dietro è la ragione per cui uno ritira fuori la plastica. Lo stesso vale per i buoni, che sono lo stesso codice del foglietto di carta.

    La tessera è una carta vera, col colore del negozio e il tipo scritto sopra; i punti hanno la barra che mostra quanto manca al prossimo buono — è quello che fa tornare, non la cifra. Le spese stanno in un elenco solo e si aprono una per volta, i buoni e le offerte portano il pallino col numero sulla linguetta, e le schermate vuote dicono anche come si riempiono.

    Il tocco risponde (l'affondamento sotto il dito, la schermata che entra da sotto) e a chi ha chiesto meno movimento nelle impostazioni del telefono non si muove niente. Il codice a barre resta nero su bianco anche col tema scuro: i lettori del banco cercano barre scure su fondo chiaro.

  44. v26.99.99.69

    Lo sconto in euro arriva anche sulla fattura elettronica

    Lo sconto di riga in euro — «-50» nella colonna dello sconto — adesso passa nell'XML della fattura elettronica. Il tracciato ha due caselle diverse, la percentuale e l'importo, e finché c'era solo la prima uno sconto in euro sarebbe uscito come una percentuale negativa: fattura scartata.

    Tutto il resto (2)

    Il tracciato lo sconto lo applica al prezzo unitario e poi rimoltiplica per la quantità — è la formula con cui lo SdI ricontrolla il totale della riga. Cinquanta euro su una riga da due pezzi diventano quindi venticinque a pezzo. Quando lo sconto non si divide in centesimi tondi si scrivono i decimali che servono, così il conto torna al centesimo anche su trenta pezzi.

    Anche in ricezione: la fattura del fornitore che porta uno sconto di riga adesso lo riporta sul documento importato, in percentuale o in euro. Prima lo sconto si perdeva e la riga risultava del prezzo pieno — un documento che non tornava col totale di chi l'aveva mandato.

  45. v26.99.99.68

    Le spese sulla tessera del cliente avevano tutte importo zero

    Nell'app della tessera, lo storico delle spese mostrava 0,00 € su ogni riga. La cassa non scrive l'importo sulla riga — scrive quantità, prezzo, sconto e sconto della promozione, e il totale lo ricalcola ogni volta — mentre l'app leggeva un campo che sulle righe vere non c'è.

    Tutto il resto (2)

    Adesso l'app rifà lo stesso conto della cassa. La formula è copiata e non richiamata, perché questo file viaggia nel pacchetto dell'app del cliente e quello della cassa no: che le due restino uguali lo controlla una prova.

    La demo comprende anche l'app Ambiente: i rifiuti che l'azienda produce, chi li porta via e dove vanno — registro, formulari, mezzi e viaggi con la traccia GPS — e l'app della tessera configurata.

  46. v26.99.99.67

    Il formulario si stampa, e lo sconto si fa anche in euro

    Il formulario dell'app Ambiente adesso si stampa, con la stessa carta intestata di DDT, offerte e contratti: le quattro parti della filiera con le loro iscrizioni, il rifiuto, le caratteristiche di pericolo, il trasporto, l'esito a destino e i tre riquadri di firma. Era una cosa che mancava e che l'app dava per fatta — il pannello della trasmissione diceva «i formulari si stampano».

    Tutto il resto (3)

    L'interfaccia dell'app è allineata a quella del programma: la lente condivisa al posto del campo di testo, le linguette al posto delle tendine, l'elenco vuoto che dice anche come riempirlo. I filtri dei formulari sono quattro fasi — da seguire, chiusi, annullati, tutti — invece di dieci voci in un menù: gli otto stati sono la vita del documento, e si leggono già sulla riga.

    Nei documenti lo sconto di riga si può fare in euro: nella colonna dello sconto, «10» resta il dieci per cento e «-50» sono cinquanta euro tolti da quella riga. «Facciamo cinquanta euro in meno e chiudiamo» non è una percentuale, e farsela calcolare a chi scrive l'offerta è il modo di sbagliarla.

    Lo sconto a valore vale sul totale della riga, accetta la virgola, non porta la riga sotto zero (un imponibile negativo è uno scarto dallo SdI) e non si somma mai alla percentuale: il segno sceglie. Sul PDF esce scritto come si deve, «10%» oppure «-50,00».

  47. v26.99.99.66

    La tessera può avere un dominio suo

    In Impostazioni → App della tessera si può scrivere un dominio del negozio — app.negozio.it — e da lì l'app sta sulla radice di quel nome: il QR dell'invito nasce corto (app.negozio.it/entra/…), l'icona installata sul telefono apre quel nome, e su quel dominio il gestionale non viene servito affatto.

    Tutto il resto (3)

    Perché non bastava il reverse proxy: una riscrittura fa vedere la pagina giusta, ma la PWA che il cliente installa si porta dietro il campo d'azione scritto nel manifest — e quello lo decide il programma. Con lo scope su /tessera, l'icona sulla schermata Home apriva l'indirizzo vecchio e il collegamento corto usciva dall'app.

    Quello che resta fuori dal programma è il DNS e il certificato per quel nome: sono del server. Lasciando il campo vuoto non cambia niente — l'app continua a stare sotto /tessera dell'indirizzo di Perno.

    I QR già stampati continuano a funzionare: si entra sia dall'indirizzo di prima sia da quello corto. Un foglietto in tasca da sei mesi non si può richiamare.

  48. v26.99.99.65

    L'archiviazione posta vale anche per Microsoft 365

    La procedura di archiviazione della posta ora lavora anche sulle caselle Microsoft 365, non solo su quelle IMAP: stesse cartelle, stesso periodo, stessa prova prima di partire.

    Tutto il resto (4)

    Il giro è scritto una volta sola: le differenze fra i due mondi — le cartelle che di là hanno un percorso e di qua un identificativo, la ricerca che di là si fa sulla connessione e di qua a pagine — stanno in due porte che rispondono alle stesse domande. Due copie dello stesso giro sarebbero diventate due comportamenti.

    Una differenza però è reale e va detta: su Microsoft 365 «elimina» vuol dire sposta negli Elementi eliminati, e lo spazio resta occupato. La procedura prova prima la cancellazione definitiva; se il consenso dell'app non la permette, dice quanti messaggi sono finiti là — perché chi archivia per fare spazio deve ancora svuotare quella cartella.

    Nelle carte fedeltà e nelle promozioni, il dettaglio si apre sotto la riga cliccata e non in fondo all'elenco: con venti carte si cliccava la terza e la scheda compariva sotto la ventesima, fuori dallo schermo.

    E in elenco ci sono solo le attive: le carte disattivate e le promozioni spente si rivedono con un pulsante, come le offerte chiuse. Una carta disattivata non è cancellata — resta con la sua storia di punti — ma non deve stare in mezzo a quelle vive.

  49. v26.99.99.64

    Archiviare la posta, e liberare la casella

    In Documenti → Archivi email c'è una procedura che porta qui la posta di un periodo e la lascia leggibile dentro Posta, come posta: si apre, si cerca, ha i suoi allegati.

    Tutto il resto (4)

    Si sceglie quale casella, quali cartelle (tutte, solo queste, tutte tranne queste — Cestino, Indesiderata e Bozze partono già escluse) e che periodo: anni interi a pastiglie, oppure da data a data.

    Tre gesti, in quest'ordine: la prova dice quanti messaggi ci sono cartella per cartella senza toccare niente; l'archiviazione copia ogni messaggio e ne verifica l'impronta; lo svuotamento, se richiesto, toglie dal server solo quello che risulta verificato.

    E lo toglie davvero: un messaggio spostato nel Cestino occupa ancora lo spazio che si voleva liberare, e liberare spazio è tutto il motivo per cui si archivia. Il resto — copiare e basta — si ottiene lasciando la spunta dov'è.

    Un messaggio già archiviato non si riarchivia (lo riconosce dal Message-ID o dall'impronta): la procedura si può rilanciare, riprendere dopo un'interruzione, o far girare ogni anno. C'è la barra di avanzamento, le ultime righe di quello che sta facendo, e il pulsante per fermarla.

  50. v26.99.99.63

    Il cliente firma dal suo telefono

    Su offerte, contratti e sui fogli del noleggio (DDT e verbali) c'è «Manda a firmare». Il documento parte verso il cliente, che lo apre da un indirizzo riservato, lo legge, chiede un codice di sei cifre e firma dal suo dispositivo.

    Tutto il resto (5)

    Il documento viene congelato quando parte: si firma quello, anche se domani lo ritocchi. Di quel file resta l'impronta SHA-256, che è il modo di rispondere alla domanda «ma è questo che ho firmato?».

    Alla firma si archivia, accanto al documento, un'attestazione con tutta la traccia: a quale indirizzo è andato il codice, quando, quando è tornata la conferma, da che indirizzo IP e con che browser. Una copia arriva per email anche a chi ha firmato.

    Nei contratti c'era già una firma OTP, ma il codice arrivava per email e poi lo batteva l'operatore, dentro Perno: prova che l'operatore sa leggere la posta, non che il cliente ha firmato. E viveva nella memoria del programma — un riavvio la perdeva. È stata sostituita. La firma grafica col dito sul tablet resta: è l'altro caso vero, il cliente davanti a te.

    Che cosa vale, detto chiaro: è una firma elettronica semplice (eIDAS, art. 20 CAD). Non equivale alla firma autografa ed è liberamente valutabile in giudizio — a darle peso è la traccia. Il codice vale 15 minuti, i tentativi sono 5, i codici richiedibili 8, e il codice non si conserva in chiaro.

    In Impostazioni, il pannello del provider di firma remota smette di promettere quello che non faceva: serve solo a chi vorrà una firma avanzata o qualificata di un fornitore. «Manda a firmare» funziona senza configurare niente.

  51. v26.99.99.62

    Il menù scorre senza la barra di scorrimento

    Con molte aree, nel menù di sinistra compariva la barra di scorrimento: una riga chiara incollata alle icone, su una colonna scura larga sessantotto pixel — e compariva proprio quando il menù è pieno, cioè quando la colonna si guarda di più.

    Tutto il resto (3)

    Adesso non c'è più, e il menù scorre lo stesso (rotellina, dito, tabulazione).

    Al suo posto, sul bordo da cui il contenuto continua, c'è una sfumatura: sopra se si è scesi, sotto se c'è ancora qualcosa. Toglierla e basta sarebbe stato peggio — una colonna che prosegue sotto il bordo, senza niente che lo dica, sembra finita lì.

    Vale per tutte e due le colonne del menù, le aree e le stanze dell'area.

  52. v26.99.99.61

    Consegna e ritiro a forfait, sull'offerta e sul contratto

    Nel Noleggio c'è un campo per il trasporto a forfait: una cifra sola per consegna e ritiro, accanto ai totali dell'offerta e del contratto — che sono lo stesso foglio in due momenti, quindi si scrive una volta e resta anche dopo «Offerta accettata».

    Tutto il resto (5)

    Serviva perché il trasporto che c'era stava sulla tariffa del bene: quanto costa portare quella macchina. Va bene per il noleggio di un pezzo, e non regge il lavoro vero — venti tavoli, cento sedie e due gazebo partono sullo stesso camion, e con il cliente si concorda «consegna e ritiro, 150 euro». Sommare il trasporto di ogni riga voleva dire fargli pagare venti viaggi che nessuno ha fatto.

    Quando c'è il forfait, il trasporto delle tariffe non si somma più: è la cifra pattuita, e una cifra pattuita non si aggiunge a un listino. Sotto al campo si legge quanto direbbe il listino, così chi scrive il prezzo sa che cosa sta sostituendo.

    Zero non è vuoto: vuoto vuol dire «vale il trasporto delle tariffe», zero vuol dire «il viaggio è compreso, non si addebita» — ed è una cosa che si concorda davvero.

    In fattura è una riga sola, «Trasporto e ritiro», e parte con la prima fattura del contratto: su un noleggio mensile rimetterla ogni mese vorrebbe dire farsi pagare dodici consegne per una consegna sola. L'aliquota è quella del noleggio, non un 22 scritto a parte.

    Sul PDF si legge «Trasporto e ritiro (a forfait)», e nei modelli Word c'è il segnaposto {{noleggio.trasporto}} per scriverlo dentro una clausola.

  53. v26.99.99.60

    Le caselle non perdono più il fuoco a ogni carattere

    Nelle Impostazioni, importando o esportando un archivio, la passphrase e la sua conferma lasciavano scrivere un carattere per volta: dopo ogni lettera bisognava ricliccare dentro la casella.

    Tutto il resto (4)

    Non era la casella. Il riquadro che la conteneva era dichiarato dentro la videata invece che accanto: a ogni battuta di tasto veniva ricostruito da capo, e con lui la casella — nuova, e senza il punto in cui si stava scrivendo.

    Lo stesso difetto c'era, identico, in altri quattro punti: i parametri di produzione (le ore al giorno si battevano una cifra per volta), la descrizione del danno e i dati del DDT nel giro di consegna del Noleggio, e le spunte del rapporto di intervento. Sistemati tutti.

    Nel Noleggio c'era anche di peggio: la casella nascosta che apre la fotocamera veniva staccata mentre la fotocamera era aperta, e lo scatto poteva non tornare a nessuno.

    Un controllo automatico adesso cerca questa forma in tutta l'applicazione: un componente con dentro un campo da scrivere non può più nascere dentro un altro componente. È un errore che si scrive senza accorgersene e si vede solo provando a scrivere — quindi adesso si prova a scrivere.

  54. v26.99.99.59

    Inoltrando, il messaggio arriva intero

    Inoltrando un'email il testo arrivava tagliato: si portava dentro la parte «testo semplice» dell'originale, e in un messaggio fatto in HTML quella parte è un'alternativa scritta da chi ha spedito — Outlook ci lascia fuori il contenuto delle tabelle, gestionali e newsletter ci mettono due righe di cortesia. Spesso era mezzo messaggio, a volte non c'era proprio.

    Tutto il resto (4)

    Adesso si cita il corpo vero, con la sua impaginazione, come fa qualunque client di posta: tabelle, elenchi, grassetti e colori restano al loro posto. Il testo semplice resta il ripiego per le email che l'HTML non ce l'hanno.

    La testata della citazione dice anche a chi era indirizzato il messaggio e in copia a chi — inoltrando, è quasi sempre la prima cosa che chiede chi lo riceve. Rispondendo, il citato va a filetto a sinistra; inoltrando no, perché lì il messaggio è il contenuto e non il contesto.

    Le immagini dentro il corpo di un messaggio girato partono come immagini del messaggio (come già faceva il logo della firma), non incorporate nel testo: chi riceve le vede invece di trovare dei buchi.

    Per prudenza, gli stili di testata e gli script dell'email originale restano fuori dal compositore: un body{…} di una newsletter ridisegnerebbe il programma intero. Quello che nelle email fa il grosso del lavoro — lo stile scritto sul singolo elemento — resta dov'è.

  55. v26.99.99.58

    L'occhio anche dove la password si sceglie

    L'occhio che mostra quello che si sta scrivendo c'era solo all'accesso — cioè nell'unico punto in cui la password si ribatte a memoria. Non c'era dove la si inventa: al primo accesso e nel reset fatto da un amministratore, che sono due campi da riempire alla cieca, uno dei quali è «ripetila».

    Tutto il resto (3)

    Scriverla due volte senza vederla è il modo di sbagliarla due volte uguali, o di non capire quale delle due sia storta. Adesso l'occhio c'è in tutti e tre.

    Nasce coperta: capita di cambiare la password mentre si condivide lo schermo, o con qualcuno alle spalle. E l'occhio non ruba il turno alla tabulazione — chi scrive la password e poi tabula finisce su «ripetila», non sul pulsante.

    È un campo solo, usato dai tre posti: tre campi scritti a mano diventano tre comportamenti, e uno dei tre si dimentica sempre qualcosa.

  56. v26.99.99.57

    Chi risponde a un programma non dice altro

    Lo script che rimette in piedi l'accesso dell'amministratore risponde a un programma — la console del fornitore, che legge la sua riga di dati. Ma prima di quella riga ne stampava una dotenv, con dentro delle graffe: chi leggeva ci finiva dentro, e un comando andato benissimo veniva riportato come non riuscito.

    Tutto il resto (1)

    Adesso quella riga non c'è. Chi risponde a un programma dice quello che gli è stato chiesto, e nient'altro.

  57. v26.99.99.56

    Si chiama server, non VPS

    «VPS» è il nome che gli dà chi vende l'hosting. Per chi legge non vuol dire niente: è il server del programma, e quella è la parola. Cambiata ovunque si legga — messaggi del setup, documentazione, commenti.

    Tutto il resto (1)

    Restano com'erano i nomi tecnici — variabili, colonne, token: quelli li legge solo chi tocca il codice, e rinominarli sarebbe un altro lavoro con altri rischi. E le voci già scritte nello storico non si riscrivono: raccontano quello che si è detto allora.

  58. v26.99.99.55

    L'aggiornamento dice a che punto è

    Il grosso di un aggiornamento — installare le dipendenze, compilare, migrare — scriveva nel file di log e non a video. Da fuori si vedeva partire il comando e poi, per minuti, niente. Su una macchina piccola la sola compilazione sono due o tre minuti di silenzio, e il silenzio è indistinguibile da un blocco: si aspetta, ci si stufa, e si va a guardare in SSH.

    Tutto il resto (2)

    Adesso ogni passo si annuncia: [passo 4/7] installo le dipendenze. Sono sette — cerco la versione, backup del database, prendo il codice, dipendenze, compilo, migrazioni, riavvio e controllo — e la forma è fissa apposta, perché la legge anche la console del fornitore, che ne ricava la percentuale.

    Non è decorazione: è l'unica cosa che distingue «sta lavorando» da «è piantato».

  59. v26.99.99.54

    L'utente che fa girare Perno ha una password, e te la dice

    L'utente di sistema (deploy) nasceva senza password: si entra con le chiavi SSH, e finché si entra da remoto va benissimo. Ma davanti alla console del fornitore — quella che si apre dal pannello del VPS quando la rete non risponde — senza password non si entra, ed è esattamente il giorno in cui servirebbe. «Senza password» sembra prudente e non lo è: è un accesso che non c'è proprio quando serve.

    Tutto il resto (3)

    Adesso il setup gliene genera una, se non gliela si dà. E soprattutto la dice: a fine installazione, insieme all'utente e alla password di Perno. Una password creata e non comunicata è peggio di nessuna password — c'è, blocca, e non la sa nessuno.

    La scrive anche in scripts/setup.env, che è già il posto dei segreti di quella macchina: perché una finestra si chiude, e perché il setup si rilancia — se ne generasse una nuova ogni volta, sarebbe di nuovo una password che non si sa.

    Sono due cose diverse, e la fine del setup adesso le distingue: admin serve per entrare in Perno, deploy per entrare nella macchina. Non si usano mai nello stesso momento.

  60. v26.99.99.53

    Gli aggiornamenti girano come l'utente che fa girare Perno

    pm2 è per utente. Un aggiornamento lanciato da root non trova il processo di «deploy», e non fallisce a metà: fallisce subito, con «processo pm2 'perno' non trovato per l'utente root» — che è vero e sembra un guasto della macchina. E anche arrivandoci, git pull in una copia che appartiene a un altro utente si rifiuta di girare.

    Tutto il resto (3)

    Succede sempre nello stesso modo: chi aggiorna da remoto entra con l'accesso che ha, e su una macchina appena comprata quell'accesso è root. Il setup se lo era già risolto — si crea l'utente e riparte come lui — mentre l'aggiornamento no, e così il primo aggiornamento era il primo guaio. Adesso fa la stessa cosa.

    L'utente di servizio può avere una password (PERNO_USER_PASSWORD in setup.env). Di suo non ne ha: si entra con le chiavi SSH, e finché si entra da remoto va benissimo. Serve davanti alla console del fornitore — quella che si apre dal pannello del VPS quando la rete non risponde — che è esattamente il giorno in cui serve.

    E il nome dell'utente finisce nel .env: è da lì che l'aggiornamento sa come si chiama chi deve eseguirlo.

Lo vediamo insieme?

Mezz'ora, sui tuoi casi, senza impegno.